È davvero necessario effettuare ancora test sugli animali per essere più belli, sani e puliti? La risposta corretta è no, o almeno dovrebbe esserlo! Negli ultimi anni sempre più aziende cosmetiche hanno scelto di non effettuare sperimentazioni su animali e di aderire allo Standard cruelty-free, una dicitura spesso udita ma non sempre correttamente conosciuta. “Cum grano salis”, nell’uscita di oggi, cercherà di fare chiarezza su questa tematica impegnativa, importante in un’ottica di sensibilizzazione, con uno sguardo attento alla visione del mondo vegan e non.

Impossibile non entrare nell’ argomento senza una breve nota sulla LAV. Acronimo di Lega Anti-Vivisezione, è un’associazione che dal 1977 si batte per difendere i diritti degli animali, per fermare ogni forma di sfruttamento e di sofferenza e per promuovere nuove leggi e la loro applicazione. Attraverso campagne di sensibilizzazione e di informazione verso i cittadini, la LAV ha sviluppato una rete di rapporti e collaborazioni consolidate, con le Istituzioni e con le altre associazioni, considerata un punto di riferimento che raggiunge risultati sempre più tangibili a favore degli animali e dell’ecosistema.

Ma procediamo con ordine.
Per essere commercializzata, una nuova sostanza chimica deve essere sottoposta a una serie di test detti "regolatori" (cioè obbligatori per legge) che ne attestino la sicurezza per i consumatori. 
Possiamo distinguere tra:

- test di base per valutare la tossicità delle sostanze chimiche

- test specifici, per valutare livelli di irritazione e corrosione di pelle e occhi nonché le reazioni a seguito di interazione con la luce, da eseguire per gli ingredienti che verranno utilizzati in campo cosmetico(con azione locale) e farmaceutico (assorbito e metabolizzato dall'organismo)    

- test del prodotto finito, per valutare gli effetti del composto formato dai vari ingredienti.

Tutti questi esami, invasivi e dolorosi, fino a non molti anni fa venivano eseguiti su animali vivi.
Grazie alla LAV, alla Coalizione Europea contro la Vivisezione e al sempre maggiore interesse alla causa animalista, fin dal 2004 è vietato effettuare i test del prodotto finito su animali e dal 2009 non è più legale sperimentare gli ingredienti utilizzati per la produzione di cosmetici su cavie vive. E finalmente, dopo anni di lotte e promesse disattese, l'11 marzo 2013 è entrato in vigore l'ultimo stop previsto dalla Direttiva legiferante in materia che vieta ogni test su animali in ambito cosmetico. Da quel momento, nell'Unione Europea, non è più ammesso vendere prodotti che contengano ingredienti sviluppati appositamente per il campo della cosmesi, che siano stati testati su animali in qualunque parte del mondo.
Una grande e decisiva vittoria, che noi consumatori possiamo incrementare scegliendo prodotti di aziende certificate, che non testino né ingredienti né prodotti finiti sugli animali. 

Come riconoscere un cosmetico cruelty-free?
Imprescindibile, per essere un prodotto cruelty-free, l’adesione allo Standard internazionale “non testato sugli animali”, l’unico disciplinare riconosciuto a livello internazionale in grado di indicare le aziende produttrici che si sono impegnate a non commissionare e a non effettuare test su animali sui propri prodotti e sulle materie prime che li compongono, attraverso il monitoraggio dei propri fornitori.
Lo Standard fissa i criteri per evitare l’incremento della sperimentazione dei cosmetici sugli animali e garantire una politica aziendale “cruelty-free”, ossia libera da crudeltà sugli animali, in particolare è obbligatorio: 

- non testare su animali il prodotto finito, ne commissionare a terzi questi test;

- non testare su animali i singoli ingredienti, né commissionare a terzi questi test;

- impegnarsi a non comprare né utilizzare ingredienti che siano stati testati da altri fornitori in date successive a quella scelta al momento dell’adesione allo Standard (ad esempio 1995). Il che significa non usare più alcun ingrediente (chimico, di sintesi) nuovo mentre è ancora permesso usare ingredienti completamente vegetali o anche di sintesi già in commercio prima dell’anno scelto.

Il “leaping bunny”, il coniglietto che salta circondato da due stelle, è l’unico simbolo attualmente riconosciuto, anche se raramente utilizzato. Inoltre vi consigliamo di affidarvi alla certificazione ICEA che, dietro accordo con la LAV, si occupa di verificare e garantire la conformità delle aziende cosmetiche ai principi dello Standard.

L’azienda di eco-bio cosmesi Palmea, da sempre attenta al valore ambientale, si impegna a utilizzare ingredienti e prodotti che fondono principi naturali e rigore scientifico. Nonostante all’interno di alcuni prodotti non testati sugli animali vi siano alcuni ingredienti di origini animale, come miele e cera d’api, già da alcuni anni Palmea aderisce allo Standard internazionale “non testato su animali” ed è certificata Icea-Lav, una garanzia per l’ambiente!